top of page

I cavalieri della tavola rotonda e lo yoga

Immagine del redattore: Elia Landolfi
Elia Landolfi
27 mag
Tempo di lettura: 4 min

In questi giorni sto leggendo le interpretazioni di Heinrich Zimmer, grande e poliedrico studioso, di alcuni racconti del ciclo poetico anglosassone del Graal e della Tavola Rotonda di Re Artù. Il tema centrale dei racconti è sempre il percorso eroico di un Cavaliere, che secondo Zimmer è la metafora del più antico tema celtico del percorso iniziatico. Il Cavaliere senza macchia, che rappresenta l'innocenza inesperta della gioventù, deve confrontarsi con il male nelle sue diverse forme, come la Paura e la Tentazione, e per uscirne indenne è costretto, in un modo o nell'altro, a superare i limiti della razionalità, scoprire l'intelligenza intuitiva e la sua capacità di armonizzare gli opposti e rinascere come persona intera ed integrata.


Da qualche decennio in Occidente fioriscono miriadi di corsi di yoga e di discipline orientali che promuovono il benessere, la calma interiore e la pace nel mondo, tenuti spesso da ragazz* flessibili che sfoggiano nuovi brand di vestiti attillati o tappetini costosi sui social o da signor* di una certà età che si sono format* in India (ma il panorama è molto più ampio). Siccome se qualcosa fiorisce tendenzialmente vuol dire che funziona, non c'è nulla di male. Peccato, però, che in questo modo il percorso iniziatico dei Cavalieri di Re Artù non abbia nulla a che vedere con lo Yoga per Risolvere il mal di schiena o i dolori mestruali.


Se facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio, per esempio tra i primi secoli prima di Cristo e i primi secoli dopo Cristo in India, dove ha iniziato a prendere forma lo Yoga come disciplina, oppure nel medioevo, tra il nono e il quindicesimo secolo dopo cristo, quando si è affermato lo Yoga fisico, che ha introdotto e reso famosa la pratica posturale delle asana nel repertorio dello "yoga tradizionale", la situazione è un po' differente.


I pensatori-praticanti dell'India antica sostenevano che la vita ordinaria dell'essere umano consista in un circolo vizioso caratterizzato dal dolore e dall'afflizione, il samsara, da cui è possibile uscire attraverso l'esperienza di un principio assoluto, il nirvana, la moksha, ecc. Il termine "yoga" indicava tutte quelle pratiche che venivano utilizzate a questo scopo, che variavano notevolmente da tradizione a tradizione, pur mantenendosi in relazione attraverso il dibattito e il confronto. Il jainismo ad esempio affermava la necessità di eliminare ogni impulso all'azione dell'individuo fino alla morte volontaria sospendendo il cibo e il respiro, mentre il buddhismo individuava il problema nell'attaccamento all'esperienza e quindi proponeva un percorso meno drastico. In ogni caso, lo Yoga indicava una disciplina della libertà e della realizzazione che veniva praticata da persone con una chiara e forte motivazione da perseguire, spesso addirittura da asceti che rinunciavano alla vita sociale e alla famiglia per dedicarsi alla ricerca e al romitaggio.


Lo Yoga fisico medievale è lo Hatha Yoga, lo "yoga della forza": una disciplina fondata sulla trasformazione del corpo e della mente attraverso esercizi psicofisici, che includevano posizioni (asana), gesti (mudra), contrazioni diaframmatiche (bandha), suoni (mantra), esercizi di respirazione (pranayama) e visualizzazioni. L'obiettivo dello Yoga medievale era l'identificazione con una divinità: non nel senso "new age" di essere tutt'uno con l'universo, ma nel senso letterale di liberare le potenzialità del corpo e della mente in modo da "sentirsi una divinità". Il corpo veniva considerato una rappresentazione microcosmica dell'universo e quindi la realizzazione della perfezione del corpo rappresentava l'integrazione dei principi della Natura. Una volta conosciuta l'interezza della Natura (prakrti) attraverso l'incarnazione della divinità, il praticante ha la possibilità di intuire il principio cosciente ed immutabile che le si oppone (purusha), raggiungendo l'antico obiettivo del Samkhya, la filosofia centrale dell'India da cui derivano tutte le altre.


Il "realizzato" riconosce che la propria esistenza non è altro che una forma della Natura, così come ogni possesso che attribuiva a sé stesso e, infine, che lo stesso concetto di individualità è privo di un fondamento ontologico: l'Io e il Me esistono solo nella dimensione ordinaria dell'esistenza, ma dal punto di vista della divinità si dissolvono.


Comunque, bisogna tornare con i piedi per terra, se non altro per evitare di morire di fame immersi nella contemplazione dell'assoluto. Così la vita ordinaria riprende, ma con un sapore diverso. Una volta raggiunta la consapevolezza di non aver nulla da realizzare, né da dimostrare, la vita viene spogliata da ogni pretesa e diviene un'occasione per fare esperienza della propria singolarità in armonia con il mondo circostante. In altre parole, il viaggio continua.


Insomma, lo Yoga "tradizionale" potrebbe avere molto più in comune con il percorso iniziatico della mitologia celtica di quello che potremmo essere portati a pensare, con l'importante differenza che ci offre anche un vasto repertorio di tecniche per affrontare il nostro cammino personale.


NOTA BENE: il presente articolo è di carattere divulgativo ed introduttivo e non ha alcuna pretesa di esaurire alcuno degli argomenti introdotti, quanto piuttosto di offrire spunti di riflessione e di ricerca e di contestualizzare il lavoro proposto nei workshop e nei ritiri.


Prossime date 2026:

6/7 giugno Roma

21 giugno Milano

27/28 giugno Padova

1-8 agosto Ritiro Ricerca


Per info e iscrizioni: movivossd@gmail.com o 3423162883

Commenti


Elia Landolfi

Padova, PD

mail@elialandolfi.it

Tel: 3423162883

Il messaggio è stato inoltrato. A presto!

© 2025 - Elia Landolfi

bottom of page